I PSO sono un collettivo che nasce dall’incontro tra ricerca sonora, sperimentazione elettronica e un approccio radicale alla performance. La loro storia è un percorso in continua trasformazione: dalle prime esplorazioni con sintetizzatori autocostruiti e registrazioni ambientali, fino alla creazione di veri e propri paesaggi acustici che uniscono rumore, frequenze pulsanti e strutture ritmiche non convenzionali.
La loro musica è un laboratorio aperto, dove l’elettronica dialoga con materiali grezzi, oggetti quotidiani, superfici metalliche e dispositivi modificati. Ogni suono è trattato come una materia viva: deformata, stratificata, amplificata, resa vibrazione fisica. Le loro creazioni non seguono forme tradizionali, ma si sviluppano come organismi sonori che emergono, si espandono e si dissolvono.
Le performance dei PSO avvengono spesso in luoghi insoliti - tra le ultime esecuzioni in un rifugio antiaereo dismesso - trasformati in camere di risonanza dove il pubblico non assiste semplicemente a un concerto, ma entra in un ambiente immersivo. Ogni location diventa parte integrante dell’opera, modellando il suono e influenzando la percezione.
La loro ricerca si basa sull’uso di tecnologie non convenzionali: sensori di movimento, microfoni a contatto, sistemi di feedback controllato, strumenti elettronici modificati, software sperimentali e dispositivi analogici ricablati. L’obiettivo non è la perfezione tecnica, ma la scoperta di nuove forme di ascolto e di relazione tra corpo, spazio e vibrazione.
PSO rappresenta una delle voci più originali della scena elettronica sperimentale contemporanea: un progetto che non si limita a produrre musica, ma costruisce esperienze sensoriali che pulsano, respirano e si trasformano insieme al luogo che le ospita.